L'artista
A cura di
Assunta Cuozzo
Presentazione
di Cristina Beltrami
» Presentazione
di Gaetano Salerno

Oliviero Zane, artista eclettico e creativo, si interessa e indaga i poteri comunicazionali dell’immagine (declinata nel campo dell’arte visiva ma anche della grafica, della fotografia, del web design) conducendo da tempo una ricerca linguistica che muove dall’omologazione ripetuta dei supporti delle opere, siano esse pittoriche o realizzate a tecnica mista, per analizzare gli sviluppi che il segno artistico, attraverso la sua emancipazione dai confini predisposti, assegnati e prevedibili, assume; un’esplorazione primariamente concettuale sull’idea di contenitore e contenuto, di materia che vincola il gesto e spirito che invece, come atto creativo dell’intelletto, si libera da ogni imposizione per intraprendere sviluppi ed epiloghi propri, simili a forme viventi cresciute in vitro.

Oliviero Zane osserva da vicino, con la curiosità di un qualunque signor Palomar, lo scorrere minuto della vita, riconoscendolo nel dipanarsi della diversità, nel principio della differenziazione delle specie in sottospecie, verso un individualismo biologico sviluppato da un progresso genetico che se ripercorso a ritroso riconduce il tutto ad un’unica entità originaria, ad una gestazione comune del principio della vita.

Il fattore tempo organizza la successione di stadi evolutivi implicando progressivamente la nascita di infiniti mondi sempre più complessi e specializzati, comunicanti e contingenti, suffragati da concetti entropici di passaggio dall’ordine dell’uno alla caotica molteplicità dell’eterogenia; in questo l’artista individua il preciso tentativo dell’individuo di svincolarsi dalla regola omologante alla quale, privati del libero arbitrio, saremmo stati destinati se naturali istinti di sopravvivenza e di adattamento ambientale non avessero garantito la continuazione della specie grazie alla competizione e alla capacità mutativa.

I lavori pittorici qui presentati, omologati dalle dimensioni (rigoroso 50 cm x 50 cm) e dalla tecnica (olio su tela), colgono nell’impeto sviluppato dalla materia all’interno di un territorio, congenitamente assegnato e apparentemente inadatto ad affrontare moti indipendenti, i tratti primitivi di forme comunicative immediate, fatte di fuoco, acqua, sangue, grafite, e delle loro singolari evoluzioni grafiche, oltre il segno schematico della riconoscibilità, della familiarità e dell’immediatezza di funzione, per intraprendere percorsi creativi (cromatismi e strutturazioni) e sviluppi autonomi; la riconoscibilità di molteplici forme astratte originarie, la cui individuazione all’interno della massa anonima avviene in virtù di regole percettive elaborate da ciascun individuo, appare perciò pregiudizievole quanto inopinabile.

I Glass Boxes, vasta e colta produzione in fieri di contenitori-installazioni metalliche realizzate con tecnica mista, standardizzati nella forma rettangolare, nelle dimensioni (30 x 20), nei materiali, pezzi unici nei quali al dato artigianale e realizzativo si subordina la fruizione estetica, prossimi per tecnica alle accumulazioni dei nouveaux réalistes e per concetto a certe contaminazioni linguistiche dadaiste, rappresentano la conquista spaziale delle omologazioni piane e l’evoluzione verso la tridimensionalità dell’idea di indipendenza e di emancipazione del principio vitale che ogni organismo reca in sé.

Muovendo dalla regola della ripetizione dell’oggetto che si appresta a vivere nella riscoperta della propria soggettività, ogni struttura accoglie un objet trouvè (concepito secondo il distinguo duchampiano che intravede in questo l’unicità del particulare, a differenza del ready-made che concettualmente evoca invece la massificazione del prodotto sociale) per il quale la struttura esterna funge da incubatrice umida e calda di realtà parallele nelle quali è instillata la fluidità del passaggio da elemento statico e massificato dalla funzione d’uso alla nuova auto-collocazione in micromondi indipendenti e vitali; la loro sussistenza, nel tempo e nello spazio, non ammette perciò repliche ma solo copie eventuali e inesatte.

Per Oliviero Zane, chiusa la positiva esperienza biennale di Laboratorio Arti, associazione culturale da lui ideata e diretta e dopo l’assunzione del ruolo di direttore della comunicazione di Segnoperenne, Omologazione rappresenta il ritorno all’attività espositiva e all’incontro diretto con il pubblico; l’occasione per riprendere le fila di un percorso creativo mai interrotto e pronto, nell’immediato futuro, a intraprendere ulteriori sviluppi attraverso la creazione di oggetti d’arte per i quali il binomio funzione-design e la ricercatezza del particolare (il lavoro prevede la realizzazione di pezzi unici alternati a multipli in tiratura limitata) costituiranno sempre maggiormente il tratto caratteristico e distintivo.


Gaetano Salerno

 

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